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mercoledì 16 febbraio 2011

Scarpa, autobus, vento


Una scarpa del giovane Jim, che stava in un angolo buio e fatiscente, venne rapita da Jecky, la madre, che a causa della puzza la mise fuori appendendola. Quel giorno il vento era molto forte e fece staccare la scarpa della molletta facendola volare. Dopo aver incontrato nuvole, uccelli e anche sguardi increduli di persone, la scarpa si adagiò su di un autobus. Per Jim non è più la stessa cosa. 

Giuseppe

lunedì 29 novembre 2010

QUELLA SCARPA IN QUELL’AUTOBUS CON QUEL VENTO

Mi aveva colpito quella scarpa. Non entrambe le scarpe che indossava quella  tipa sull’autobus, ma soltanto una. E non ricordo neanche se fosse la destra o la sinistra. La sinistra, forse. Una scarpa “sinistra”. Sarà stata la posizione del piede, quel modo elegante e seducente di poggiarlo sulla punta, forse un riflesso particolare o una macchia leggera. Stavo risalendo con lo sguardo. Caviglia, polpaccio, ginocchio, fianco e…una folata di vento mi fece volar via i fogli che avevo poggiato sulle gambe. Ma possibile che il vento soffiasse in un autobus? C’era un finestrino aperto? E chi se lo ricorda! E possibile che io, sempre fissato con occhi sguardi forme del viso e capelli,  cominciassi a guardare una persona dal suo piede? Avrei capito che quel giorno, con quella persona, su quell’autobus, doveva essere possibile. Doveva essere e basta. Soprattutto quel vento. E quel maledetto piede.


di Francesco Girolamo

venerdì 26 novembre 2010

Tre parole per un accenno di storia

Me ne stavo lì, sola soletta, con il vento gelido che mi seccava gli occhi e che, tempo qualche ora, mi avrebbe costretta a tossire.
Persa nei miei pensieri, solo visioni fulminee potevano scuotermi. Ecola! L'ultima ballerina, elegante, delicata ma austera, sollevava il passo, l'ultimo, per entrare in quell'autobus affollato, e con essa la ragazza stanca che la indossava.

Maria Grazia Piemontese

lunedì 22 novembre 2010

SCARPA, VENTO, AUTOBUS

Fra le 13,00 e le 13,10 rincorrevo sempre quell’autobus. Non era mai puntuale o forse non lo ero io. Quel giorno vidi chiudere la portiera davanti ai miei occhi e mentre mi chinavo per raccogliere la sciarpa strattonata dal vento, mi colpì la visione di quella splendida scarpa, grigia col tacco ricoperto di velluto. Pavoneggiava fra tante orribili calzature anonime. Ma l’autobus la portò via in qualche attimo. Maledizione, chi c’era in quella scarpa?

di Giangi Tagliente